Assemblea 7 ottobre

Come annunciato, oggi si è svolta l’assemblea di Ateneo sulla protesta dei ricercatori e sul DdL Gelmini.

Vorrei farvi partecipi di alcune considerazioni personali a poche ore di distanza.

Innanzitutto, vorrei ringraziare tutti i partecipanti che hanno reso interessante e denso questo evento, permettendoci di capire meglio cosa significhi per noi questa protesta.

La mia esperienza in questa protesta, che mi vede tra i coordinatori presso il nostro Ateneo, è che essa è iniziata come una reazione ad un disegno di legge penalizzante per la categoria a cui appartengo, quella dei Ricercatori Universitari.

Ma, con il tempo è divenuta altro: ho incominciato a chiedermi come vorrei che fosse l’Università in cui lavoro, come vorrei che funzionasse. E ho incominciato a sognare…

Sono un ricercatore: immaginare è parte essenziale del mio mestiere e ne conosco bene le dinamiche. Il sogno diviene piano piano una possibilità; la possibilità, un progetto; il progetto, un obiettivo da realizzare. E si incomincia a crederci, a criticare e a valutare le strategie per renderlo reale.

Ho scoperto, in questo percorso, che il mio sogno era condiviso da tanti altri colleghi, alcuni ricercatori come me, altri professori, altri ancora precari e studenti. Ho scoperto che non eravamo soli, ma tanti, in tutta Italia, da Atenei piccoli e grandi, di Facoltà diverse, provenienti da esperienze diverse. E che, tutti, avevamo voglia di provare a rendere reale questa idea di Università. Ho imparato che usavamo le stesse parole per descrivere i nostri sogni: libertà, autonomia, trasparenza, confronto, rispetto, discussione, chiarezza, impegno.

Oggi, ho sentito le stesse parole e ne sono orgoglioso e fiero.

Vorrei ringraziare Alessandro Ferretti, che è stato così gentile da accettare il nostro invito, per averci aiutato a trasmettere questa sensazione che “si può fare, si DEVE fare!”.

Se il nostro sogno riuscirà a trovare una realizzazione, non sappiamo ancora. Ma potremo dire in tutta onestà che ci abbiamo provato con forza, passione e coraggio. E, anche se dovessimo fallire, avremo costruito una coscienza diversa – che è l’obiettivo più importante, quello che ci permette di alzarsi e continuare.

Però, oggi so per certo che possiamo vincere! Non per le parole che ho sentito, ma per lo sguardo dei nostri studenti, per quello dei nostri colleghi – si legge nel fondo dei loro occhi che desiderano anche loro… Se crederanno nel sogno, allora avremo una chance vera, una possibilità reale e concreta, una probabilità significativa.

Grazie a tutti per questo regalo.

Marco Benini

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