Lettera degli Studenti di Chimica

Ho ricevuto da parte di alcuni studenti questa bella lettera degli Studenti di Chimica, la cui lettura vorrei consigliare a tutti i pessimisti . Leggendola ho pensato che si, vale proprio la pena di crederci… stiamo davvero cambiando le cose, e non siamo da soli. (Gloria Tabacchi)

Siamo il secondo anno del Corso di Laura Triennale in Chimica, presso la Facoltà di Scienze dell’Università dell’Insubria di Como. Siamo tredici compagni di classe. Siamo un costo per lo Stato: siamo un costo per voi.
Ogni mattina quando arriviamo in classe ci guardiamo in
faccia, ci diamo il buon giorno chiamandoci per nome e, al contrario di quello che succede in molte altre Facoltà, non abbiamo mai problemi di sovraffollamento delle aule; anzi, ci sediamo quasi sempre negli stessi posti come se quel mezzo metro di legno appartenesse proprio a noi. Questo perché, oggi, in Italia, la chimica “si vende” per poco. Sì…si apprezzano i suoi prodotti, i suoi benefici ma senza mai ricondurli a Lei. Alla mente della chimica.
Ciò che non si conosce fa paura, ciò che non si capisce non si apprezza e tutto quello che opera in silenzio si dimentica.
Anche se la nostra nascita in questo mondo silenzioso è avvenuta da poco, e non comprendiamo fino in fondo quella “nobiltà del farsi signori della materia” a cui Primo Levi (e potremmo scrivere altri centinaia di nomi) era  tanto fedele, la percepiamo ogni mattina, quando con tanto impegno, e molta di più pazienza ci viene trasmessa, più dei concetti, delle leggi, delle formule… la passione.
Non solo per la chimica ma anche per il sapere, per
la ricerca ed infine per il conoscere quello che non si capisce; per poterlo apprezzare. Quando vi chiedete cosa si impara praticamente ad una Facoltà scientifica, noi ci azzarderemmo a  rispondervi che prima di tutto a noi insegnano tutto questo.
Per oggi però rompiamo il silenzio perché non possiamo accettare, soprattutto a vent’anni, di sentirci dire continuamente che per avere un futuro dobbiamo fuggire da qui, che ciò che non va è talmente grande che non può essere cambiato.
Noi possiamo cambiarlo…e dopo averci provato ,come direbbe un criticato filosofo  del ‘900 a proposito “della guerra e degli uomini di guerra”, se il nostro pensiero soccomberà, la nostra onestà nell’averci provato dovrà ancora gridare trionfo!
La nostra voce non è da interpretare esclusivamente come una critica ad alcuni commi del Ddl Gelmini,che sebbene tratti di questioni imminenti non è il punto focale della questione, ma come una richiesta d’aiuto da parte di un mondo che sta lentamente scomparendo trascinando con sé una vita di lavoro e sacrifici di diecimila ricercatori. Quello che qui manca prima dei riscaldamenti nelle aule, quello che manca ancor prima dei fondi per poter sostenere i laboratori, è la fiducia in noi e in loro che lasciano da parte il loro obiettivo, senza dimenticarlo, per poter dare un futuro a noi vedendo già troncato il loro.
La ricerca italiana non trova difficoltà ad essere riconosciuta e apprezzata all’estero, i ricercatori che operano ancora qui lo fanno per dare qualcosa in cambio al loro Paese e a tutti coloro che hanno creduto in loro.
Oggi il nostro obiettivo non è informarvi sul funzionamento della ricerca italiana e nemmeno convincervi che il costo che essa comporta è in realtà un investimento.
Non vogliamo nemmeno darvi i dati tecnici o farvi il resoconto di come procede la protesta che ha investito le università nell’ultimo periodo o lamentarci dei “disservizi” che come studenti abbiamo subito, oggi il nostro obiettivo è farvi capire che dietro al mondo universitario corrotto e privo di meritocrazia spesso descritto dai mass media e radicato nell’immaginario popolare esiste il nostro mondo universitario, composto da una gioventù non tutta “bruciata” ma ancora piena di voglia di fare e rifare, di imparare e migliorarsi. Un’università non vecchia e decadente ma solo in letargo, che per essere risvegliata necessita, oltre al nostro impegno, l’interesse comune e la vostra voglia di informarvi come soggetti attivi; visto che il nostro lavoro ricade direttamente su di voi.
Oggi noi potremmo alzare la voce, scendere in piazza a protestare, accusare i ricercatori o i Presidi di Facoltà, cadendo in una guerra dei poveri destinata a placarsi con il tempo, e quando qualcosa che non va non interesserà più direttamente noi, girare la testa dall’altra parte tornando a perpetuare quel silenzio rovinoso,che regna da secoli nel mondo accademico. Noi oggi abbiamo capito che però questo silenzio magari non incide sulla nostra carriera lavorativa, ma uccide le nostre idee. Un tributo così alto per arrivare da qualsiasi parte noi non siamo disposti a pagarlo.

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Una risposta a Lettera degli Studenti di Chimica

  1. Demetrio Pitea ha detto:

    Questa lettera e l’articolo che Vi segnalo (http://concita.blog.unita.it/grazie-figli-1.262248) sono il migliore augurio per un nuovo, ma diverso, 2011.
    Grazie!

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