Il punto di Alessandro Ferretti

Ci pare opportuno, nonostante la lunghezza, dare spazio a questo intervento del collega Alessandro Ferretti che offre il punto della situazione e le prospettive future di R29A.

Carissim*,

vi infliggo una parte di un classico mailone totalone che ho già inferto alla lista coordinamento nazionale. e vi aggiorno sul fatto che che il coordinamento della Rete ha deciso di aderire all’appello degli studenti del Link (in allegato e in calce), per discutere e condividere insieme a studenti, precari e professori di buona volontà delle idee per una proposta unitaria per l’università che vogliamo (trovate l’appello inallegato).

Siete quindi tutti invitati a prendere contatto a livello locale con i suddetti per dare sfogo a tutte le nostre energie propositive!!

Il pezzo di mail che state per subire è una rapidissima vista di ciò che è successo dal 30 settembre al 14 ottobre, e uno sguardo alle prospettive future.. il tutto, a mio modesterrimo parere.

Come ricorderete, ci eravamo trovati il 30 settembre a festeggiare per avere ottenuto il rinvio, ma poi hanno cominciato a rincorrersi le ipotesi più inquietanti.. parlamentari che ondeggiano, pareri contrastanti, approvazione il 7 ottobre, approvazione il 14 ottobre… Le pressioni contro Fini (l’ago della bilancia) sono state forti, alcuni suoi parlamentari si erano anche pubblicamente espressi a favore dell’approvazione immediata del DdL prima della finanziaria, e sembrava ci fosse un consenso latente tra essi ad accontentarsi delle vaghe promesse tremontiane “soldi dopo riforma”.

La controffensiva nei nostri confronti si è fatta sentire:
dall’ineffabile Decleva, alla mini-campagna stampa pro-riforma condotta dal Corriere e dal Sole24Ore.. addirittura si è detto di una telefonata della Gelmini a Napolitano! Non solo: come ben saprete, in questo periodo si è toccato il picco della pressione per far crollare i ricercatori indisponibili. Oltre alle frenetiche manovre locali a livello di facoltà (quanto mai opportunamente rintuzzate dal pronunciamento del CUN!) a questo scopo spiccano i 9000 posti extra per associati: ora sappiamo che venendo prima della manovra finanziaria questo emendamento non era altro che un bluff, ma al tempo non lo si sapeva: ora appare chiaro che l’intento era quello di far recedere in extremis i ricercatori dalle indisponibilità.

A mio parere, proprio quando è stata sfoderata l’arma dei 9000 posti si è avuta la prova del fuoco del movimento degli indisponibili.

La nettezza e la naturalezza con cui questa proposta è stata rifiutata de facto, tramite il mantenimento delle indisponibilità, ha finalmente svelato d’un colpo tutta l’enorme forza accumulata con il lavoro estenuante degli indisponibili in questi lunghi mesi, nei CCS, nei CdF, tra i colleghi, con presidi e rettori, per mantenere ed estendere la consapevolezza della gravità della situazione e l’indisponibilità a farsi schiacciare come forma di protesta.

Il fallimento della carota da 9000 posti, subito reso manifesto anche dalla partecipazione ai cortei dell’8 ottobre, ha spinto il governo al punto di arrivare a minacciare alla cieca col bastone della disperazione in piena zona Cesarini, l’11 ottobre: la circolare intimidatoria dell’ufficio garanzia scioperi.

Nonstante tutto ciò, il 13 ottobre ormai il quadro era chiaro. Le indisponibilità avevano tenuto, i corsi non partivano o partivano malissimo, i ricercatori indisponibili parlavano con gli studenti e partecipavano alle loro assemblee, e gli studenti invece di mangiarseli vivi solidarizzavano con gli obiettivi della loro protesta e protestavano a loro volta.

Le centinaia di migliaia di studenti in piazza l’8 ottobre, il caso senza precedenti di due tra le maggiori facoltà di Ingegneria d’Italia (Sapienza e Politecnico di Torino) occupate da centinaia e centinaia dei loro studenti, l’evidentissimo fermento diffuso in tutte le sedi non hanno più lasciato adito a dubbi: il 14 ottobre l’approvazione della riforma non sarebbe passata alla chetichella nell’indifferenza generale, ma avrebbe dato il segnale di start di una grande movimento di protesta, e le responsabilità politiche di chi (finiani e altri indecisi) l’avessero approvata sarebbero state estremamente evidenti.

D’altra parte, anche ponendo un brutale calcolo elettorale, in cambio del sostegno di confindustria-sole24ore-corriere Fini avrebbe potuto forse soffiare via la candelina elettorale dei 25.000 ricercatori, ma se si soffia su quasi 2 milioni di studenti universitari tutti dotati di famiglie si rischia di bruciarsi di brutto!

Insomma, se mi perdonate la banalità e con tutti i limiti di una metafora così grossolana, è stata una sorta di partita di poker. Noi, fiduciosi nella bontà delle nostre carte, abbiamo puntato alto. La nostra controparte ha in mano delle pessime carte ma ha un sacco di metaforici soldi quindi ha provato ad intimidirci, rilanciando e bluffando. Ad un tratto ha capito che non avremmmo passato la mano, e si e ritirata perdendo un po’ di credibilità e di terreno politico, ad un passo da una catastrofica (per la controparte) puntata ad andare a vedere le nostre carte, forzando l’approvazione della legge.

A consuntivo di queste giornate dobbiamo anche, per una volta, farci qualche vicendevole complimento. E’ ovvio che la Rete29Aprile, intesa come autentico network orizzontale di condivisione e coordinamento, non si è limitata a connettere e a non far sentire soli i colleghi nelle varie sedi: rinunciando sin dall’inizio ad inseguire il mito di proposte e proteste di compromesso accettabili dal 100% dei ricercatori, ha puntato invece a dare concretezza alle idee di vero cambiamento uscite dall’assemblea di Milano. Ed è anche grazie a questa scelta che tutti noi siamo riusciti nel non banale compito di trasformare l’energia di 10.000 persone sparse in quaranta sedi, con competenze che spaziano dalla filologia tibetana all’acquacoltura in mare, in un’azione coerente, concreta e tempestiva.

La Rete ha reso i ricercatori capaci di esprimersi a livello nazionale con una proposta condivisa e unitaria, invece che polverizzati in decine di trattative e confronti a di spirito emendativo (come in qualche caso è effettivamente successo, con esiti disastrosi), o per mettere toppe qua e là con rettori e politici locali.

Comunque: tutto questo sproloquio per dirvi che ciò che è successo ieri può servirci da guida per il futuro. Dobbiamo sfruttare questo rinvio per meglio definire (ad esempio, sulla valutazione) le nostre proposte, e al contempo estenderne la portata e la condivisione includendo e confrontandoci con studenti, precari e professori anche (soprattutto, per certi versi!) a livello locale. Avrete letto i mail di Marco Cosentino.. anche gli associati si stanno mettendo in movimento!

Quando si discuterà di soldi in finanziaria e quando torneranno alla carica con il DdL potremo essere pronti su due fronti: una proposta condivisa e trasversale sostenuta da un ampio arco di persone, e una capacità estesa e coordinata di portarla avanti sospendendo ad esempio l’attività didattica degli atenei (laddove partita) durante le settimane “calde”, magari con rinvii delle lezioni per coloro che le stanno facendo (professori inclusi!), in modo da mantenere sempre sull’avviso i decisori delle conseguenze, in termini di protesta, delle loro azioni. Meglio far sempre presente che il secondo semestre, zeppo di corsi scoperti causa indisponibilità, in caso di approvazione del DdL non riuscirebbe mai a partire ad un livello di minima decenza.

Infine, ci tengo a ribadire quanto sia importante e formativo continuare a confrontarsi e a collaborare su un piano di parità con gli studenti mobilitati, che hanno finora dimostrato una davvero ammirevole capacità creativa e di autoorganizzazione, accoppiata a maturità e consapevolezza tali che in rapporto alla loro età a volte mi risultano sconcertanti!

Scusate davvero per avervi intasato l’inbox con un megamonomail, un grande abbraccio a tutt* e buon proseguimento di mobilitazione!

Alex

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Testo Appello

Il ddl Gelmini rischia di essere l’ultimo capitolo della lunga serie di attacchi che l’università pubblica italiana ha subito negli ultimi anni. Dopo anni di interventi mirati all’indebolimento progressivo del sistema formativo e del suo ruolo nel tessuto democratico nazionale, il governo ha scatenato un’offensiva a tutto campo. La conferma dei tagli della 133/08, l’ingresso del 40% di privati nei consigli di amministrazione, la limitazione delle forme di rappresentanza democratica degli studenti, l’introduzione del prestito d’onore con la trasformazione di diritti in debiti, l’ulteriore precarizzazione della ricerca, imposte d’autorità dal governo a tutti gli atenei, sancirebbero la fine dell’università pubblica italiana. Non possiamo però permetterci di cadere nella trappola di chi vorrebbe farci scegliere tra privatizzazione e conservazione, tra la difesa dell’ordine baronale che da sempre contestiamo e l’imposizione di un dominio aziendale altrettanto iniquo. Abbiamo la responsabilità di contrapporre all’offensiva governativa un’opposizione che guardi avanti e che rilanci la sfida per il futuro. Se vogliamo davvero fermare la Gelmini dobbiamo rispondere colpo su colpo e spostare più in alto l’asticella della sfida: all’attacco alla rappresentanza rispondere con nuovi modelli di partecipazione democratica; al taglio del diritto allo studio opporre un nuovo welfare studentesco che sappia garantire a tutti l’accesso al sapere; alle minacce di abolizione del valore legale del titolo di studio replicare esigendo la qualità reale del sapere che ci viene proposto. La mobilitazione del mondo della conoscenza, l’indisponibilità dei ricercatori, non solo hanno svelato quanto grave fosse la crisi dell’università pubblica, quanto corta fosse la coperta che voleva nascondere l’effetto dei tagli, ma soprattutto tale protesta ha aperto uno spazio di speranza, uno spazio di vittoria possibile.

Lo slittamento del DDL 1905 a dopo la commissione bilancio ci impone un maggior impegno per aprire uno spazio pubblico di discussione sull’idea di università e ricerca. Non si tratta di discutere dell’alternativa al solo DDL Gelmini, ma di come invertire la tendenza  di un processo pluriennale di smantellamento e privatizzazione deell’università italiana.

Non possiamo pensare di impegnare le discussioni assembleari delle prossime settimane con la semplice, per quanto radicale critica al DDL. Non possiamo pensare di arrivare alla discussione parlamentare della riforma Gelmini senza una proposta alternativa complessiva. La sfida è che “dalla protesta alla proposta” non sia solo uno slogan, ma una pratica concreta. Per questo proponiamo di dar vita in ogni ateneo, facoltà in mobilitazione, a dei laboratori per l’AltraRiforma, spazi aperti alla discussione di studenti, ricercatori, lavoratori, precari, in cui costruire proposte estremamente concrete, capaci di rendere reale l’alternativa. In tale percorso ciascuno metterà a disposizione di tutti le proprie idee, elaborazioni, e specificità, senza priorità e paletti che non siano la costruzione di un’università pubblica e di qualità.

Già l’assemblea nazionale del 17 settembre indetta dalla Rete 29 Aprile e l’assemblea dei movimenti sociali uniti contro la crisi del 17 ottobre, hanno evidenziato l’esigenza di aprire un percorso di costruzione dell’alternativa.

C’è bisogno del contributo di tutti e di uno slancio di generosità di ognuno, per difendere l’università pubblica e per cambiarla dal basso, da luogo dell’immobilismo e delle clientele a motore della trasformazione del paese, in grado di portare l’Italia alla costruzione di una società della conoscenza libera, democratica ed eguale, a partire dall’AltraRiforma.

*Claudio Riccio*
/Portavoce nazionale LINK – coordinamento universitario
Rappresentante degli studenti in Senato Accademico dell’Università degli Studi di Bari
/3280345261
http://www.linkcoordinamentouniversitario.it
<http://www.linkcoordinamentouniversitario.it&gt;

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