Elezioni ricercatori Uninsubria

Allo scopo di individuare, come nostri rappresentanti nella commissione statuto, i colleghi che fossero maggiormente rappresentativi dell’intero corpo dei ricercatori
dell’università dell’Insubria, abbiamo indetto una consultazione generale dei ricercatori.
Sei colleghi, rappresentativi delle cinque facoltà e delle due sedi di questo ateneo, hanno avanzato la propria candidatura a svolgere questo importantissimo compito. Tra di essi, i ricercatori Uninsubria democraticamente indicheranno, mediante libere elezioni, chi vorrebbero come loro rappresentanti.
A tal fine, è stato messo a punto un seggio elettronico, al quale tutti i ricercatori di questo ateneo potranno esprimere una o due preferenze tra i sei candidati disponibili.
Il seggio, aperto il giorno 3 febbraio, verrà chiuso lunedi’ 7 febbraio alle ore 11.

Elenco dei candidati
1. Paolo Bellini,
Facoltà di Scienze MM.FF.NN. Varese,
Dipartimento di Informatica e Comunicazione,
Ricercatore confermato S.S.D. SPS/01 (Filosofia Politica).
2. Franca Marino,
Facoltà di Medicina e Chirurgia,
Dipartimento di Medicina Clinica,
Ricercatore confermato S.S.D. BIO/14 (Farmacologia)
3. Andrea Penoni,
Facoltà di Scienze MM.FF.NN. Como,
Dipartimento di Scienze Chimiche ed Ambientali,
Ricercatore confermato S.S.D. CHIM/06 (Chimica organica)
4. Giulia Tiberi
Facoltà di Giurisprudenza
Dipartimento di Diritto pubblico e internazionale
Ricercatore confermato S.S.D. IUS/08 (Diritto costituzionale)
5. Davide Vigetti,
Facoltà di Medicina e Chirurgia,
Dipartimento di Scienze Biomediche Sperimentali e Cliniche,
Ricercatore confermato S.S.D. BIO/10(Biochimica)
6. Paolo Zuddas
Facoltà di Economia
Dipartimento di Economia
Ricercatore confermato S.S.D. IUS/09 (Istituzioni di Diritto Pubblico)

Dichiarazioni di intenti dei candidati

PAOLO BELLINI
1. Difendere la dignità e il ruolo dei Ricercatori, che una legge ingiusta offende e umilia.
2. Insistere affinché il Rettore venga eletto a suffragio universale da tutte le componenti dell’Ateneo e che sia lo stesso Rettore a presiedere il consiglio di amministrazione.
3. Garantire ai Ricercatori, nel rispetto della normativa vigente, un’adeguata retribuzione di tutte le ore dedicate alla didattica frontale, eliminando l’ingiusta gratuità delle prime 40, frutto di una scelta palesemente iniqua.
4. Permettere a tutti i Professori e Ricercatori dell’Ateneo di scegliere, il più liberamente possibile, le strutture Dipartimentali cui aderire.
5. Dare, ove possibile, un’adeguata rappresentanza ai Ricercatori.
6. Tutelare il più possibile il Diritto dei Ricercatori a un giusto riconoscimento del loro operato in termini di carriera, una volta acquisita l’idoneità per la II fascia della docenza.

FRANCA MARINO
Come saprete si prospetta la formazione di una commissione di ateneo che
dovrà lavorare insieme per la stesura del nuovo statuto, il quale dovrà
sostituire quello vigente per rispondere ai criteri dettati dalla
riforma sul sistema universitario diventata legge dello stato dallo
scorso 29 gennaio.
Per quanto mi riguarda il mio proposito qualora dovessi far parte di
questa commissione è quello di portare avanti innanzitutto le istanze
per una rappresentazione democratica di tutte le componenti decisionali
come Senato e Consiglio, ma soprattutto in primo luogo di insistere
affinché nello Statuto sia decretato che il Rettore e gli organi di
governo vengano eletti democraticamente da tutte le componenti
dell’’ateneo (come adesso).
Inoltre farò in modo che nello Statuto non compaia nessuna forma di
discriminazione verso l’attuale figura di ricercatore a tempo
indeterminato, ma altrettanto che la nuova figura introdotta dalla
riforma cioè quella del ricercatore a tempo definito possa essere
tutelato nei suoi diritti.

Mi farò promotore delle seguenti istanze:
che l’elezione del Rettore da parte di tutte le componenti come
attualmente scritto nel nostro statuto;
che la partecipazione sia su base elettiva da parte di tutte le
componenti alla formazione degli organi di governo dell’Ateneo, in
particolare di Senato Accademico e Consiglio d’Amministrazione
(altrettanto questo è un punto del nostro attuale statuto).

La scelta delle figure potrebbe essere fatta dal solo Rettore con parere
espresso sui nominativi da Consiglio e Senato (che per legge sono
tenuti a scegliere 6 componenti ciascuno). Per garantire una
rappresentanza democratica associati e ricercatori hanno proposto come
saprete di indire delle elezioni interne e nominare dei candidati che si
faranno portavoce in tale commissione delle esigenze della propria
categoria.
Per questo motivo Vi scrivo per sottolineare che qualora facessi parte
di questa commissione, il mio impegno sarà di garantire che il nuovo
Statuto sia l’espressione di una visione democratica dell’Università che
ha come suo primo obiettivo l’alta formazione e la ricerca e che per
perseguire tale fine le figure che la rappresentano si possono e
vogliono adoperare nel rispetto della persona e delle istituzioni; che
mi opporrò a tutte le forme di discriminazioni scritte o sottointese da
formule cavillose che lasciano spazi di manovra per aggirare le leggi
come spesso succede.

Ma soprattutto sarò ben lieta di avere il vostro supporto e sostegno per
tutto l’iter di stesura dello statuto, perché a mio parere la
condivisione è la base di una rappresentanza democratica.

ANDREA PENONI
Prima di tutto mi sembra chiaro che chiunque tra noi sarà chiamato a far parte della commissione per la riscrittura dello Statuto lo farà in continuo e costante contatto con i ricercatori di tutta l’Università dell’Insubria, ed al di là dei gruppi di lavoro, che affiancheranno i membri della commissione, è opportuno stabilire con cadenza fissa le riunioni di tutti i ricercatori di ateneo perchè si possa fare parte di un percorso di elaborazione collettiva e collegiale. Perciò un costante feedback con le attività della commissione è indispensabile. Inoltre vi è un aspetto da sottolineare su cui è bene insistere ed è relativo ai margini di manovra all’interno della commissione ed agli ampi spazi lasciati dalla legge 240/10 su alcuni aspetti per i quali non si è entrati nel merito in maniera così articolata.

Per il primo punto è chiaro che si deve scrivere uno statuto che deve “importare” la legge Gelmini e quindi l’operazione che si va a fare all’interno della commissione appare già come una sorta di “riduzione del danno” ovviamente da parte di chi, come il sottoscritto e tanti altri colleghi, ha avversato la legge dalla prima ora. Vi sono quindi alcuni aspetti su cui si dovrà considerare che lo statuto debba integrare la legge: l’ingresso dei privati nel Consiglio di Amministrazione, il nuovo CdA ed il ruolo del Rettore. Tutti aspetti relativi alla governance molto delicati e controversi. Vi sono però margini di manovra: la modalità di elezione degli organi accademici e del Rettore in prima persona deve avvenire con suffragio universale. Si deve inoltre garantire la pariteticità all’interno degli organi di ateneo favorendo quindi una composizione eterogenea e paritetica tra fasce dei suddetti organismi. Risulta inoltre fondamentale che il rispetto per le pari opportunità non sia solamente una dichiarazione di intenti, ma un serio impegno a concretizzarlo nella vita e nell’amministrazione dell’ateneo. Inoltre, data la nostra natura policentrica dell’Insubria va chiaramente prestata attenzione ad una equa rappresentanza delle sedi. L’ingresso dei privati nel CdA va secondo me regolamentato, senza farsi prendere la mano da quella voglia di privatizzazione che aleggia nel panorama accademico italiano. E’ decisamente più importante che da ente pubblico si pensi e si operi per una gestione trasparente che non necessariamente coincide con una gestione privata o privatistica.

Personalmente trovo poi che vi sia una fascia di persone all’interno del nostro, come di tutti gli atenei italiani, che sono sospesi in una sorta di limbo e parlo di dottorandi, borsisti, ricercatori precari e tutta una serie di figure professionali che non sono più studenti, ma non sono nemmeno dipendenti, docenti o non docenti, e non possono quindi fruire di una qualsivoglia tipologia di rappresentanza. Credo che lo statuto futuro dovrebbe occuparsi anche di loro.

E’ sicuramente opportuno che il testo finale del nuovo statuto venga sottoposto ad una consultazione/referendum tra tutti i dipendenti dell’ateneo, docenti e non docenti, per avere un ulterore avallo e credo quindi che questo elemento sia da portare all’attenzione della commissione appena dopo l’insediamento della medesima.

GIULIA TIBERI
Cari Colleghi,
i tempi così ristretti per questa nostra consultazione telematica (per la quale desidero ringraziare vivamente i colleghi che l’hanno resa possibile) non ci hanno permesso di formalizzare le “dichiarazioni di intenti” in un incontro pubblico e alla luce di un confronto aperto, come avrebbero meritato.

L’obiettivo che tutti insieme dobbiamo centrare è che in una “fase costituente”, quale è quella che in cui la nostra Università sta per entrare con la riscrittura dello Statuto, è fondamentale che i membri della Commissione chiamata a formulare il nuovo Statuto (designati dal Senato accademico e dal Consiglio di Amministrazione ai sensi della legge n. 240/2010) debbano essere identificati attraverso modalità tali da permettere la presenza di tutte le componenti che operano nell’Ateneo e che i membri alla fine designati siano effettivamente rappresentativi di tutte queste componenti.

Sono altrettanto convinta che, in questa fase decisiva, solo la più ampia partecipazione da parte di tutti i Ricercatori della nostra Università, a fianco alle altre componenti dell’ateneo, renderà possibile affrontare in maniera meditata, collegiale e trasparente le tante questioni, talune assai spinose, che si porranno nella riscrittura della governance complessiva della nostra Università e permetterà che non rimangano penalizzate le questioni che più ci stanno a cuore, tra cui in particolare l’adeguata rappresentanza negli organi di Ateneo, la valorizzazione della ricerca e didattica svolta dai ricercatori, l’adeguata retribuzione della loro didattica frontale, la progressione di carriera.

Tra le varie questioni delicate e le scelte che, sulla base dei principi e criteri direttivi già definiti dalla legge n. 240/2010, dovrà operare il nuovo Statuto, sottolineo – nella sintetica nota che vi allego – alcuni temi di rilievo e nodi problematici particolarmente rilevanti con riferimento alla “governance” dell’ateneo (allegato).

A tal fine, laddove dovessi risultare designata nella commissione ( ma anche laddove così non fosse, rimarrò comunque a disposizione per collaborare nelle sedi e nelle forme che saranno individuate), mi attiverò seguendo le seguenti linee direttrici: che si proceda attraverso regolari riunioni di confronto con tutti i ricercatori per approfondire in dettaglio le specifiche questioni; che il lavoro e gli esiti delle riunioni della Commissione Statuto siano caratterizzate dalla più ampia trasparenza; che siano valorizzate al massimo nello Statuto le investiture elettive dei vari organi, in luogo delle designazioni, e che l’elettorato sia garantito a tutte le componenti dell’Ateneo; che la riscrittura dello Statuto non penalizzi ma, al contrario, valorizzi l’attività del ricercatore e la progressione di carriera (anche mediante la valorizzazione della mobilità dei ricercatori e della partecipazione a programmi di studio e ricerca internazionali, di cui è fatta menzione nell’art. 2, co. 2, lett. l), della legge n.240); che “valore” di riferimento sia sempre la libertà di ricerca e insegnamento garantita dall’art. 33 della Costituzione e che lo Statuto sia lo strumento per interpretare sino in fondo, nel quadro delle leggi statali, la posizione di autonomia riconosciuta alle Università dalla Costituzione.

Vi ringrazio della vostra attenzione e auspico, come già detto, la più ampia partecipazione di tutti sia in questa consultazione telematica, sia – soprattutto – nei prossimi mesi.
(cfr. nota in allegato, in pdf)

DAVIDE VIGETTI
Cari colleghi ricercatori,

la legge “Gelmini” sul riordinamento dell’Università stabilisce nuovi criteri che cambieranno profondamente gli Atenei. Quello che le Accademie saranno chiamate a fare nei prossimi mesi è quello di mettere mano allo Statuto che definisce esattamente che cos’è l’Università e quali regole adotta per il suo funzionamento.

Per fare questo lavoro potremmo, come precedentemente scritto nella mia email di candidatura, aggiornare lo Statuto semplicemente mantenendo tutto esattamente come sta: cariche accademiche che durano magicamente per più mandati consecutivamente, posizioni critiche per il funzionamento dell’Ateneo ricoperte da persone nominate dai vari organi senza una chiara competenza in materia, indennità e gettoni di presenza sproporzionati, non chiari impegni e metodi valutativi per docenti, ricercatori e personale tecnico e possibilità di accedere ai fondi per la didattica, per la ricerca e per borse o assegni di ricerca nebulosi, senza una chiara tempistica e con metodi valutativi discutibili.

A me piacerebbe modificare radicalmente questo modo di fare: tutti gli organi dell’Università devono essere eletti da tutte le componenti dell’Università, deve esserci la massima rappresentatività possibile, le cariche dovranno essere monomandatarie in modo da avere una vera turnazione. Vorrei un nucleo di valutazioni con più poteri in modo che le criticità rilevate possano efficientemente essere risolte.

Finalmente la Legge prevede un fondo premiale che mi piacerebbe fosse attribuito realmente a chi attivamente produce conoscenza (pubblicazioni, brevetti) e che sia capace di attirare finanziamenti e capitali.

Quello che sicuramente bisognerà fare è una continua condivisione delle opinioni per cui, in caso riuscissi ad entrare nella Commissione Statuto, avrò bisogno di tutti voi per farmi portavoce delle volontà dei ricercatori insubri anche per argomenti tecnici che, per la mia formazione, posso non conoscere approfonditamente.

Mi scuso per il ritardo di questa lettera e ringrazio tutti coloro che da circa un anno lottano per avere un Ateneo migliore e mi hanno dato questa opportunità.

PAOLO ZUDDAS
Cari amici e colleghi,
vi propongo di seguito alcuni spunti in ordine sparso, ripromettendomi naturalmente di rimeditarli insieme a voi – qualunque sarà la veste nella quale collaborerò alla elaborazione dei contenuti del nuovo statuto d’Ateneo – nei prossimi mesi.
La circostanza che il mio intervento segua le dichiarazioni di intenti di Andrea Penoni, Franca Marino e Paolo Bellini mi permette di non dilungarmi su questioni che sono già state da loro sollevate e che mi vedono pienamente concorde: la trasparenza – e l’apertura ai contributi di tutti i colleghi – del processo di definizione dei contenuti del nuovo statuto; l’adozione (o il mantenimento) di meccanismi di designazione del Rettore e degli altri organi accademici, che assicurino la partecipazione piena di tutte le componenti dell’Ateneo (e che tengano anche conto della superiore consistenza numerica della fascia dei ricercatori rispetto alle altre fasce di docenza); una disciplina della partecipazione dei privati nel Consiglio d’Amministrazione che impedisca l’ingresso nell’Ateneo di interessi estranei alle finalità istituzionali dell’Università e che rischino di compromettere i valori (peraltro costituzionalmente sanciti) della libertà della scienza e del suo insegnamento; l’attenzione alle prospettive di crescita professionale dei ricercatori a tempo indeterminato e la retribuzione integrale della didattica frontale da loro svolta. Una puntuale disciplina statutaria dello status e delle garanzie dell’articolato insieme di figure che integrano il precariato della ricerca.
In aggiunta agli aspetti ora richiamati, mi permetto di indicarvi almeno altri due profili, destinati a formare oggetto della disciplina statutaria, sui quali l’attenzione dei ricercatori che siederanno in Commissione Statuto dovrà essere altrettanto vigile. Mi riferisco, ad esempio, alle possibili insidie che potrebbero nascondersi nei procedimenti disciplinari, di cui all’art. 10 della legge Gelmini (che in proposito è singolarmente – e pericolosissimamente – reticente), la cui iniziativa è assegnata al Rettore: in particolare, dovrà ad ogni costo evitarsi che tale procedimento venga configurato come uno strumento per punire, ad esempio, i ricercatori meno docili nell’assecondare la moltiplicazione dei corsi (ma gli esempi potrebbero moltiplicarsi). L’art. 2 della legge Gelmini offre inoltre qualche margine allo Statuto per offrire indicazioni sui regolamenti in materia di didattica e di ricerca: mi pare opportuno che questi spazi siano valorizzati il più possibile, affinché già nel testo statutario si compiano delle scelte di indirizzo in grado di condizionare i contenuti dei futuri regolamenti che interverranno a disciplinare aspetti fondamentali delle nostre attività istituzionali e delle nostre prospettive di carriera.
Mi fermo qui perché ho abusato fin troppo della vostra pazienza. In realtà gli istituti, gli organismi, le procedure che il nuovo Statuto d’Ateneo è chiamato a disciplinare sono numerosi e, per la maggior parte, di estrema delicatezza. Su ognuno di essi sarà quindi necessario ragionare insieme, individuando punto per punto soluzioni normative che consentano di realizzare i nostri obiettivi e insieme di neutralizzare i potenziali pericoli. E, in questa prospettiva, rinnovo naturalmente la mia disponibilità a rendermi utile nelle forme che riterrete più utili.

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