9 marzo 2010

Il documento della Facoltà di Scienze dell’Università di Torino.

Carissim*,

oggi 200 persone hanno partecipato all’assemblea dei ricercatori presso il Rettorato dell’Università di Torino.

Alla fine dell’assemblea i ricercatori sono intervenuti alla riunione in corso del Senato Accademico per spiegare le motivazioni e le modalità della loro protesta, e per invitare i professori allo sciopero bianco (ovvero, attenersi al minimo di ore di docenza richieste dalla legge).

Ricordiamo che all’interno del Senato Accademico UniTo non è presente nessun ricercatore.

Il Rettore ha rinviato ogni commento e dibattito ad un’assemblea di Ateneo il 30 marzo, indetta per discutere di proposte UniTo per un nuovo modello di Governance, ma nella quale ora speriamo verrà esplicitamente aggiunto all’ordine del giorno il dibattito su tutti gli aspetti critici del DdL Gelmini, inclusa la questione della precarizzazione dei ricercatori e della messa ad esaurimento del ruolo attuale.

Di seguito, il documento approvato dai ricercatori di Scienze contenente motivi e modalità dell’astensione dall’attività didattica.

Un caro saluto,

Alessandro Ferretti

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Documento dell’assemblea del 18/2/2010 dei ricercatori di Scienze MFN dell’Università di Torino

Sin dalla loro istituzione nel 1980, ai Ricercatori Universitari è affidato il compito di dedicarsi al lavoro di ricerca all’interno degli Atenei: si tratta di un lavoro poco visibile, difficile ed impegnativo in termini di energie e di tempo, ma svolto con entusiasmo, passione e dedizione.

Con la medesima passione i Ricercatori Universitari pongono rimedio alle carenze di personale docente tenendo corsi a titolo gratuito, sobbarcandosi su base volontaria una cospicua fetta dell’’attività didattica e dei compiti organizzativi connessi. In moltissimi casi svolgono di fatto le stesse mansioni dei professori, senza godere delle stesse prerogative.

Da anni i Ricercatori Universitari chiedono che venga riconosciuto il ruolo essenziale che essi svolgono all’’interno degli Atenei, ma gli ultimi provvedimenti sull’Università sono di segno opposto. Invece di affrontare i molti problemi che realmente affliggono l’’Università italiana, le leggi 133/08 e 1/09 portano gli Atenei sull’orlo della bancarotta e, attraverso la riduzione del turnover, strozzano ulteriormente le già scarse prospettive di carriera dei ricercatori, estromettendoli altresì dalle commissioni di concorso. Inoltre, a differenza dei professori, vengono resi soggetti al pensionamento forzoso dopo 40 anni di contributi (anche volontari).

Ultimo arrivato, il DdL “Gelmini” intende sancire il crescente sottofinanziamento degli Atenei rispetto ai livelli europei e consegnare pressoché tutti i poteri decisionali a soggetti esterni, legittimati a disporre del patrimonio e del personale degli Atenei senza nemmeno assumersene la responsabilità economica.

Il suddetto DdL manda inoltre ad esaurimento il ruolo del Ricercatore Universitario ed introduce al suo posto il Ricercatore a tempo determinato: un contratto di 3+3 anni che si aggiunge all’’attuale moltitudine di assegni, borse e contratti ed estende così la durata del precariato pre-ruolo fino a 10 anni dopo il conseguimento del dottorato di ricerca.

Per di più, non è richiesto (come avviene con la vera tenure track) l’’obbligo di prevedere un numero di posizioni di professore di ruolo proporzionato al numero di ricercatori precari. Alla scadenza del contratto il ricercatore a tempo determinato potrebbe quindi trovarsi senza un concorso cui partecipare ed essere obbligato a reinventarsi una professione fuori dall’Università, a circa 40 anni di età!

Se il concorso da professore ci fosse, si prospetta per vincerlo una “guerra tra poveri” tra Ricercatori Universitari e Ricercatori precari. Dato che questi ultimi, in caso di sconfitta, verrebbero estromessi definitivamente dagli Atenei, è facile immaginare che la necessità di dare infine ai precari un posto di ruolo comporterà per gli attuali Ricercatori il sacrificio della loro residue speranze di progressione di carriera.

In aggiunta, nel DdL sono delegati al Governo l’eliminazione della ricostruzione di carriera, il ridisegnamento delle curve stipendiali e la ridefinizione degli obblighi didattici del personale: temi chiave che verranno decisi per decreto e sottratti ad ogni dibattito.

In definitiva, la mole di lavoro extra svolta finora dai ricercatori per garantire un’offerta formativa universitaria di alto livello non è stata premiata. Al contrario, si prospetta un rapido e progressivo deterioramento degli Atenei, il confinamento dei ricercatori in un ruolo ad esaurimento senza speranza di vedere un giorno premiate le loro capacità ed il loro impegno, un cambiamento in peggio delle condizioni lavorative vigenti al momento della loro assunzione.

Per questi motivi, i ricercatori di Scienze MFN riuniti in assemblea decidono, molto a malincuore, di rinunciare a tutta l’’attività didattica frontale che fino ad oggi hanno svolto con passione, su basi volontarie e per il bene dell’’Ateneo e dei loro studenti, dedicandosi invece a tempo pieno al loro compito istituzionale (ovvero alla ricerca).

Quindi, i ricercatori di Scienze MFN decidono di:

– rinunciare a far parte delle commissioni di laurea a partire dalla sessione estiva 2009-2010;

– rinunciare a tutta la didattica non obbligatoria per legge a partire dall’inizio dell’anno accademico 2010-2011;

– dichiararsi indisponibili ad essere inclusi tra i “docenti necessari” secondo i requisiti di legge per l’attivazione di un corso di laurea.

Tali indisponibilità potranno essere riconsiderate soltanto in presenza di sostanziali modifiche apportate alla normativa vigente ed al DdL “Gelmini”, che prevedano

– il riconoscimento sostanziale del ruolo centrale e strategico della formazione e della ricerca universitaria all’’interno della società e l’’inversione della tendenza al taglio dei finanziamenti;

– un governo di Ateneo competente e responsabile, che sia espressione pienamente democratica delle varie componenti dell’’Ateneo stesso e ne garantisca la natura pubblica e l’’indipendenza da soggetti privati;

– percorsi di reclutamento in grado di motivare gli studiosi più capaci ad intraprendere la carriera universitaria, bloccando l’’ulteriore estensione della precarietà pre-ruolo.

Per quanto riguarda, in particolare, i ricercatori:

– possibilità di carriera sufficienti a premiare la capacità e l’’impegno sia nella ricerca, sia nella didattica, garantendo altresì il ricambio generazionale dei docenti;

– la partecipazione piena agli organi di governo dell’’Università, con un peso commisurato al contributo che i ricercatori stessi danno alla didattica e alla ricerca;

– equiparazione con i professori in materia di pre-pensionamento.

I ricercatori auspicano infine l’apertura di un ampio dibattito che veda la partecipazione attiva di tutte le componenti delle Università, per evidenziare tutti i problemi che affliggono il sistema universitario attuale ed elaborare proposte finalizzate al loro superamento.

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